Un militare viene rinviato  a giudizio per peculato militare per aver utilizzato  per fini personali- nell’ambito dell’orario di servizio – la connessione internet a pagamento dal proprio Ufficio.
Nel caso di specie – è emerso nelle indagini – trattarsi di c.d. tariffa ” bundle” ( ovverosia a pagamento in relazione alle singole connessioni).
La giurisprudenza penale – anche dei tribunali militari – è sul punto orientata a ritenere configurabile il reato solo nel caso di danno patrimoniale significativo della p.a.
Per danno significativo deve dunque intendersi il danno economico in senso stretto ( costo medio giornaliero della connessione) o il danno funzionale alle esigenze del servizio ( distrazione di un significativo tempo al periodo di lavoro ).
Orbene nel caso di specie l’imputato andava assolto perchè non solo la tariffa era c.d. ” flat” ( ovverosia forfettaria) ma neppure era stata raggiunta la prova della consapevolezza da parte dell’imputato del tipo di tariffa applicata dal gestore.
In questo caso deve pertanto ritenersi che anche il danno erariale – e dunque la condanna da parte della Corte dei Conti – sia di difficile ( se non impossibile) prospettazione.