truffa militare e congedo parentale: non è configurabile il reato se il militare comunque lavora

Condividi questo articolo

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on telegram
Telegram
Share on whatsapp
WhatsApp

Interessante sentenza della Corte Militare di Appello che conferma la sentenza di assoluzione del Tribunale Militare di Roma.

Nel caso di specie l’Ufficiale medico era stato tratto a giudizio per il reato di truffa militare perchè pur avendo usufruito del congedo parentale ( sosteneva la Procura Militare) avrebbe comunque continuato a lavorare privatamente presso il suo studio professionale nel periodo di congedo.

La sentenza – che a recepito appieno le ns. richieste – afferma chiaramente che il reato non puo’ dirsi integrato per 3 motivi: 1) il militare nel chiedere il congedo parentale non ha percepito retribuzione; 2) i motivi del congedo parentale non sono sindacabili dal giudice non potendo il giudice valutare nè la quantità nè la qualità del tempo passato dal militare con i propri figli; 3) l’isussistenza del reato posto che per potersi configurare il reato il militare avrebbe dovuto essere ( geograficamente) lontano dal nucleo di residenza familiare non essendo incompatibile un’attività lavorativa libero professionale con il relativo beneficio del congedo parentale.