Interessante sentenza della Corte Militare di Appello che conferma la sentenza di assoluzione del Tribunale Militare di Roma.

Nel caso di specie l’Ufficiale medico era stato tratto a giudizio per il reato di truffa militare perchè pur avendo usufruito del congedo parentale ( sosteneva la Procura Militare) avrebbe comunque continuato a lavorare privatamente presso il suo studio professionale nel periodo di congedo.

La sentenza – che a recepito appieno le ns. richieste – afferma chiaramente che il reato non puo’ dirsi integrato per 3 motivi: 1) il militare nel chiedere il congedo parentale non ha percepito retribuzione; 2) i motivi del congedo parentale non sono sindacabili dal giudice non potendo il giudice valutare nè la quantità nè la qualità del tempo passato dal militare con i propri figli; 3) l’isussistenza del reato posto che per potersi configurare il reato il militare avrebbe dovuto essere ( geograficamente) lontano dal nucleo di residenza familiare non essendo incompatibile un’attività lavorativa libero professionale con il relativo beneficio del congedo parentale.